
Con il nuovo decreto legislativo che attua la Direttiva (UE) 2024/1226, l’Italia introduce un impianto penale organico per la violazione delle misure restrittive dell’Unione, collocando nel codice penale il nuovo Capo I-bis sui “delitti contro la politica estera e la sicurezza comune dell’UE” e prevedendo specifiche fattispecie incriminatrici, aggravanti, confisca e giurisdizione anche per fatti commessi all’estero da cittadini italiani. La riforma mira a rafforzare l’enforcement dei regimi sanzionatori, anche in relazione ai pacchetti contro la Federazione Russa basati sui Regolamenti (UE) n. 833/2014 e n. 269/2014. Sono introdotti i reati di violazione delle misure restrittive (art. 275-bis c.p.), violazione di obblighi informativi (art. 275-ter c.p.), violazione delle condizioni di autorizzazioni (art. 275-quater c.p.) ed è punita anche la violazione colposa per le condotte relative agli armamenti e beni a duplice. Le novità si estendono al Decreto 231, con l’introduzione dei nuovi reati nel catalogo dei reati presupposto e un regime sanzionatorio innovativo ancorato al fatturato globale dell’ente.
In questo quadro, la compliance ai regimi sanzionatori UE diventa un pilastro del risk management aziendale, rendendo necessario l’aggiornamento dei Modelli 231 e l’adozione di sanctions compliance program allineati alle best practice.
I nostri Focus Team Corporate Compliance & Investigations e Public International Law & Economic Diplomacy analizzano le modifiche introdotte nel documento disponibile qui.