L’Etiopia svaluta la moneta locale per sostenere l’export
24 ottobre 2017

La Banca nazionale dell’Etiopia ha svalutato la moneta locale del 15 per cento a partire dall’11 ottobre 2017 allo scopo di dare maggiore impulso alle esportazioni. La decisione si è tradotta in un aumento netto di 3,45 “birr” rispetto al precedente tasso di cambio di 23 birr nei confronti del dollaro.

La misura è stata annunciata dal vice governatore e capo economista Yohannes Ayalew, che ha escluso ripercussioni sull’inflazione: “poiché il ritorno sugli investimenti è elevato in Etiopia, la svalutazione non causerà un ulteriore aumento dei prezzi e non pregiudicherà le importazioni”. Per evitare di incidere sull’inflazione, che a settembre correva a un tasso del 10,8 per cento su anno rispetto a un’inflazione annuale del 10,4 per cento in agosto, la Banca centrale ha aumentato i tassi d’interesse sui depositi dal 5 al 7 per cento.

La svalutazione arriva undici mesi dopo che la Banca mondiale ha suggerito al governo di Addis Abeba di svalutare la moneta per aumentare la competitività del Paese nell’arena globale. Secondo la World Bank, un deprezzamento del 10 per cento avrebbe portato in termini reali ad aumentare l’export del 5 per cento e a dare un impulso del 10 per cento alla crescita economica. La raccomandazione, tuttavia, in quel momento non era stata seguita, sebbene anche il Fondo monetario internazionale (FMI) avesse suggerito la stessa cosa.

L’ultima misura di svalutazione da parte del governo etiope era stata nel settembre 2010 quando il birr era stato ribassato di quasi il 20 per cento. Ma la valuta locale, che scambia liberamente sul mercato mondiale dei cambi dal 1992, si era già deprezzata altre volte.

“La svalutazione è stata fatta per sostenere le esportazioni, che hanno ristagnato negli ultimi cinque anni a causa del forte valore del birr contro le principali valute”, ha dichiarato Yohannes Ayalew. Il settore delle esportazioni in Etiopia ha conosciuto un rapido incremento negli anni scorsi, crescendo del 24,1 per cento tra il 1996 e il 2004, per poi rallentare a causa della diminuzione dei prezzi delle materie prime come il caffè, i semi oleosi, il cuoio e l’oro. Il Paese del Corno d’Africa è il più grande esportatore di caffè del continente, ma le entrate totali derivanti dall’export sono in calo negli ultimi anni a causa del calo dei prezzi dei prodotti delle materie prime.

Le banche del Paese stanno per realizzare guadagni sulle rispettive riserve in valuta estera, ma la normativa fiscale richiede loro di rendere il 75 per cento del profitto delle imposte al governo. Se non avrà ripercussioni sull’inflazione, la svalutazione avrà un impatto negativo sul debito estero.

Addis Abeba ha proceduto con l’aggiustamento sul tasso di cambio nell’ottica di raggiungere l’obiettivo fissato per questo esercizio finanziario, iniziato il 9 luglio 2017, e per aumentare i guadagni dal settore agricolo, minerario e dei servizi. I progressi economici dell’Etiopia sono stati elogiati dagli organismi internazionali finanziari, come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. L’economia dell’Etiopia registra una delle crescite più rapide in Africa, con il Fondo che prevede un aumento del Prodotto interno lordo del 9 per cento per l’anno fiscale 2016/17.

L’espansione è alimentata principalmente dalla spesa pubblica. Il governo ha investito pesantemente in dighe per l’energia idroelettrica, nuove autostrade e una ferrovia elettrificata che collega la nazione a un porto nel vicino Gibuti. Secondo il FMI l’Etiopia deve attirare più investimenti del settore privato per mantenere la crescita.