L’Etiopia e la crescita dell’inclusione finanziaria
21 agosto 2019

L’Etiopia accelera nella strategia di inclusione finanziaria e punta sul digitale per raggiungere i target della National Financial Inclusion Strategy lanciata nel 2017 grazie anche allo stimolo delle istituzioni internazionali.
Nel 2014, infatti, di fronte al dato di due miliardi di persone adulte nel mondo escluse da qualsiasi sistema finanziario, la Banca Mondiale ha lanciato il programma per l’accesso finanziario universale denominato «Universal Financial Access 2020» (Ufa) e ha aiutato, attraverso interventi mirati, i Paesi a favorire l’accessibilità finanziaria con l’obiettivo di raggiungere un miliardo di adulti nel mondo per permettere loro di conservare denaro e di inviare e ricevere pagamenti.
L’Etiopia è uno dei 25 Paesi prioritari del programma Ufa in quanto ha un tasso di inclusione finanziaria inferiore alla media della regione (43%) e di altri Paesi africani quali per esempio il Kenya (82%) e il Ruanda (50%). La National Financial Inclusion Strategy sta funzionando: se nel 2014 soltanto il 22 per cento degli adulti operava transazioni finanziarie attraverso istituti regolamentati, il 14% aveva forme di risparmio e il 7% richiedeva accesso al credito, secondo il Global Findex Database della World Bank a fine 2017 i dati erano tutti migliorati: il 35% della popolazione adulta aveva un conto corrente, il 26% risparmiava e l’11% prendeva denaro a prestito.
Sempre in base a dati della World bank, sebbene il 62% degli etiopi risparmi denaro, soltanto il 26% ha risparmiato formalmente presso istituti finanziari. Nello stesso periodo, il 41% degli etiopi ha dichiarato di aver preso in prestito denaro, ma solo l’11% lo ha fatto con un istituto finanziario. Il resto è stato preso in prestito da familiari o amici oppure da un club di risparmio. Quasi tutti (99%) gli adulti pagano le bollette con denaro contante, rispetto al 12% delle persone in Kenya e al 59% nell’intera regione. Il gender gap si sta allargando: il 41% degli uomini ha un account, rispetto al 29% delle donne, mentre nel 2014 la percentuale era quasi uguale: 23% degli uomini rispetto a 21% delle donne.
Tra i motivi per non aprire un conto corrente bancario, molti cittadini segnalano di avere fondi insufficienti e ciò sembra indicare una percezione tra gli adulti che i servizi finanziari non siano pensati per i poveri. La distanza fisica e la mancanza di documentazione esplicativa sono considerate la seconda e la terza barriera all’inclusione finanziaria.
Il 21 novembre, per la prima volta, l’Africa Fintech Summit si terrà ad Addis Abeba. Il vertice, giunto alla quarta edizione, ha cadenza semestrale e si tiene ogni aprile a Washington e ogni novembre in una diversa città africana. Quest’anno – ed è un segnale di interesse per questo Paese anche dal punto di vista finanziario – è stata scelta la capitale etiope. Il focus del prossimo summit si concentra sul futuro del settore bancario e in particolare su crescita e integrazione della moneta elettronica, regolamentazione, blockchain, identità digitale, rimesse e inclusione finanziaria. il futuro delle banche e la crescita dei pagamenti via mobile.
Un altro segnale di opportunità e di sviluppo è stato dato da Addis Abeba: a fine luglio il Parlamento ha approvato un disegno di legge per aprire il sistema finanziario del Paese a circa cinque milioni di cittadini etiopi che hanno anche un’altra nazionalità e permette loro di acquistare azioni in banche locali e avviare attività di credito. E in molti hanno letto in questa mossa un inizio di liberalizzazione anche per questo settore.
Attualmente, l’Etiopia ha 16 banche private e due pubbliche. Secondo il rapporto del governo relativo al 2017/18, il capitale totale di queste banche è aumentato del 10 per cento e ha raggiunto 85,8 miliardi di birr (circa 2,7 miliardi di euro). Allo stesso tempo, queste banche sono riuscite a mobilitare 298,2 miliardi di birr (9,4 miliardi di euro) tra depositi e attività di credito.
A guardare ai mercati finanziari in via di sviluppo come quello etiope sono anche gli italiani. Lo scorso giugno l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ha organizzato la prima missione dei suoi associati ad Addis Abeba per identificare e approfondire le prospettive di collaborazione commerciale e di partnership e nell’occasione ha organizzato una tavola rotonda con l’Associazione bancaria etiope e le principali banche locali.