L’Egitto e il record delle riserve in valuta estera
5 aprile 2018

C’è una sorpresa di inizio 2018 nel quadro macro-economico dell’Egitto: alla fine di febbraio le riserve valutarie del Paese hanno superato i 42,5 miliardi di dollari, toccando il livello più alto nella storia del Paese. La tendenza è stabile verso l’aumento. Alla fine di gennaio le riserve ammontavano a 38,2 miliardi di dollari rispetto ai 37 miliardi di fine 2017. Il nuovo record è dovuto al successo della vendita da parte del ministero delle Finanze del Cairo di bond internazionali per quattro miliardi di dollari. A questi si sono, poi, aggiunte in aprile altre due emissioni che hanno raccolto due miliardi a fronte di offerte da parte in investitori esteri che hanno superato i sette miliardi.

Le buone notizie non sono finite. L’inflazione, dopo essere aumentata in modo repentino dopo la decisione di rendere flessibile la fluttuazione della moneta prima agganciata al dollaro attraverso soprattutto rincari dei prezzi di beni alimentari essenziali come la farina e lo zucchero, ha avuto un netto miglioramento. Nei mesi recenti ha continuato a calmarsi, scendendo dal 33% di luglio 2017 al 14,4 per cento di febbraio su base annua: si tratta del dato più basso dalla liberalizzazione del tasso di cambio della lira egiziana e vicino ai livelli del 12% del 2013. La caduta dei prezzi, oltre a preludere e una ripresa dei consumi (da notare che la disoccupazione è scesa al di sotto del 12 per cento, portandosi all’11,6 per cento nel 2017), ha indotto la banca centrale egiziana a tagliare i tassi di interesse per la seconda volta in sei settimane. Il 30 marzo, il Comitato di politica monetaria guidato dal governatore Tarek Amer ha abbassato il tasso di deposito overnight di 100 punti base al 16,75 per cento. Anche il tasso di interesse overnight è stato ridotto di 100 punti base al 17,75 per cento.

Migliora anche il deficit delle partite correnti: il gap degli scambi di beni e servizi è sceso del 64% a 3,4 miliardi di dollari da luglio a dicembre 2017, ha detto la banca centrale sul suo sito web. Il miglioramento è stato determinato principalmente da un rimbalzo delle entrate turistiche e dalle rimesse. Il giro d’affari del turismo, già colpito dalla rivoluzione di piazza Tahrir del 2011 e crollato per i timori infusi dagli attentati terroristici, è salito a quasi 5 miliardi di dollari triplicando i livelli dell’anno precedente, mentre i trasferimenti dei quasi dieci milioni di egiziani che vivono e lavorano all’estero (il dato è del primo censimento digitale della popolazione effettuato nel 2017 dall’agenzia di statistica Capmas) sono cresciuti da 8,7 miliardi di dollari nel 2013 a 29 miliardi nel 2017.

Ma il risultato forse più importante dell’Egitto sotto la presidenza di Al Sisi riguarda la crescita economica. Dal 2012 il Prodotto interno lordo (336 miliardi di dollari nel 2016) continua ad aumentare il suo ritmo ed è passato da un +2,2 per cento di sei anni fa al 5,3 per cento nel trimestre ottobre-dicembre 2017 (che equivale al secondo trimestre dell’anno fiscale egiziano), il picco più alto dal 2008.

Secondo quanto dichiarato a inizio marzo dal ministro delle Finanze Amr al Garhi, il Cairo punta a un deficit oscillante tra l’8,5 e l’8,8 per cento del Pil per l’anno fiscale 2018-2019 che inizierà in luglio e il governo prevede di effettuare forti investimenti per i settori della sanità, dell’istruzione e delle infrastrutture. La crescita economica stimata dal ministero sarà intorno al 5,8 per cento, il più alto degli ultimi dieci anni.

Nel netto miglioramento del quadro macro-economico, il Cairo deve però contare anche un piccolo prezzo da ripagare: il debito pubblico è passato da 1.816,6 miliardi di lire egiziane (circa 83 miliardi di euro) del giugno 2014 a 3.160,9 miliardi di lire egiziane attuali (145 miliardi di euro) e questo a causa dei prestiti elargiti dai Paesi del Golfo e dalla linea di credito da 12 miliardi di dollari concessa dal Fondo monetario internazionale.