Il caffè re dell’export e moneta forte dell’Etiopia
5 marzo 2018

Li si potrebbero chiamare “coffeedollars”. Perché quello che negli anni Settanta erano i “petrodollars” per i Paesi dell’Opec oggi lo sono i dollari ricavati dall’Etiopia con il caffè, il prodotto principale con cui Addis Abeba sostiene la bilancia commerciale e sua maggior fonte di valuta estera. Sono, infatti, i chicchi verdi e poi tostati a costituire il primo prodotto d’esportazione del Paese. L’agricoltura contribuisce per il 75% delle esportazioni totali, che nel semestre 2017/18 hanno raggiunto 1,35 miliardi di dollari, e il caffè – che è sempre stato il prodotto migliore in termini di esportazioni – continua a farla da re, generando un quarto dei proventi delle esportazioni del Paese.

Nei primi cinque mesi dell’anno fiscale in corso, l’ammontare delle entrate ottenute dall’esportazione di quasi 92.000 tonnellate di caffè in grani ha raggiunto oltre 334 milioni di dollari. L’importo esportato è più grande di quello dello stesso periodo dell’anno scorso di circa 17mila tonnellate. I primi tre mercati di esportazione sono Germania, Arabia Saudita e Stati Uniti. L’anno fiscale passato è stato particolarmente positivo: i guadagni totali hanno raggiunto il loro punto più alto in due decenni con 882,4 milioni di dollari.

La storia narra che fu introdotto dall’Etiopia nello Yemen nel XIV secolo, dove acquisì la denominazione araba di “qahweh” (kaffa), la regione etiope dove furono scoperte le prime piante. In base alla pubblicazione “Where the Wild Coffee Grows: The Untold Story of Coffee from the Cloud Forests of Ethiopia to Your Cup” (Jeff Koehler) l’Etiopia possiede il 99,8%  della diversità genetica della qualità arabica, la più pregiata.

Questa commodity agricola, che dà sostentamento a circa 15 milioni di persone (ovvero circa il 16% della popolazione), ha un potenziale ancora inespresso. Il 90% del caffè etiope è prodotto da piccoli produttori. La produttività e la redditività sono i problemi principali. Anche se ci sono contadini che riescono a produrre il 20-22% per ettaro, la produttività media a livello nazionale è del 7,8%, meno della metà rispetto agli altri principali Paesi produttori di caffè. I produttori locali intascano soltanto il 10% del valore generato dal loro prodotto e l’Etiopia perde il 40% delle entrate dall’esportazione di caffè perché ci sono troppi attori o intermediari coinvolti nel processo di transazione.

L’altra sfida è la tracciabilità. Sebbene sia gli esportatori che gli importatori siano ben consapevoli della qualità del caffè etiopico, non sono in grado di reperire informazioni sulla produzione e sul processo di commercializzazione, compresi dove e da chi è stato prodotto il caffè. Quindi, ogni volta che si verificano problemi di qualità, non è possibile rintracciare coloro che sono responsabili.

Le cose stanno cambiando. Nel 2017 il governo ha introdotto una riforma dell’export funzionale per raggiungere l’obiettivo pianificato di generare 13 miliardi di dollari dal settore delle esportazioni entro la fine del Secondo Piano di Crescita e Trasformazione (Growth and Trasformation Plan II), che si chiuderà con l’anno fiscale 2019/2020. La riforma include l’introduzione della tracciabilità del caffè e un nuovo sistema di marketing per ridurre i costi di transazione. Inoltre, la riforma ha offerto maggiori opportunità ai coltivatori di caffè, perché ha dato anche la possibilità di vendere e di esportare il caffè direttamente. E dovrebbe contribuire a far realizzare il piano di esportazione di caffè, che prevede un target di 270.388 tonnellate, 1.145 miliardi di dollari di ricavi, aumentando il valore aggiunto che resta nel Paese.

Gli agricoltori attualmente hanno quattro opzioni per vendere il caffè che producono: venderlo direttamente, cederlo ai trasformatori, ai fornitori o attraverso l’Ethiopia Commodity Exchange. Attualmente, oltre il 90 per cento del caffè esportato è commercializzato all’ingrosso sulla Borsa creata nel 2008 per garantire lo sviluppo di un sistema commerciale moderno. L’Ecx ha inaugurato centri commerciali regionali a Hawassa, Nekemete e Humera e sta costruendo altri centri a Jimma, Adama e Gonder per essere più vicino ai centri agricoli del Paese, che permetteranno a un numero potenzialmente maggiore di coltivatori di accedere agli scambi. Attualmente l’Ecx ha transazioni per oltre 27 miliardi di birr etiopici all’anno. La società che lo gestisce sta anche pensando a introdurre strategie di mitigazione del rischio. Sta progettando di introdurre futures e di persuadere le banche e le compagnie di assicurazione a proporre prodotti innovativi in modo da poter assicurare gli agricoltori.

Qualcosa si muove anche dal punto di vista commerciale. Dal 15 al 21 febbraio ad Addis Abeba si è svolta la prima Ethiopia Coffee Week Expo, una fiera b2b che puntava ad attirare buyer internazionali.

Fonti:

http://www.ice.gov.it/

http://www.ethpress.gov.et/herald/index.php/news/national-news/item/9083-ecx-seeks-to-improve-accessibility-transacts-27-billion-annually

https://addisfortune.net/articles/coffee-export-keeps-momentum/

http://www.ena.gov.et/en/index.php/economy/item/4104-coffee-trading-reform-stimulating-ethiopia-s-coffee-export

http://allafrica.com/stories/201711160850.html