Gli Emirati Arabi Uniti e la finanza green al servizio della transizione energetica
7 marzo 2019

Gli Emirati Arabi Uniti sono in anticipo rispetto agli obiettivi dell’agenda stabilita dalla Strategia energetica al 2050, lanciata nel 2017 dopo l’accordo di Parigi sul clima nel 2015, che gli UAE sono stati tra i primi a ratificare. Il target del 7% di energie rinnovabili entro il 2020 è stato già raggiunto e fra due anni il Paese sarà all’8 %. I prossimi step prevedono il 25% per il 2030 e il 44% per il 2050, con Dubai che ha fissato il target più alto al 75 %, ed inoltre il 40% in più di efficienza energetica e il taglio delle emissioni di Co2 del 70 %. Le tecnologie solari, in particolare il fotovoltaico e i sistemi a concentrazione solare, ma anche l’efficientamento energetico, i sistemi di storage e la smart grid porteranno la federazione di sette sceiccati all’avanguardia sulla strada della sostenibilità e sul percorso della diversificazione economica di un Paese che ha un’economia basata principalmente sull’industria fossile.

In un’era che va verso il low-carbon e con il prezzo del petrolio in calo, anche gli Emirati Arabi Uniti studiano, ormai da diversi anni, vie alternative in chiave di sostenibilità finanziaria e ambientale. Non è un caso se dopo Rio2012 lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Dubai, in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ha fondato la World Green Economy Organization (WGEO). La WGEO è la prima organizzazione internazionale che ha per finalità la diffusione della green economy in un contesto dello sviluppo sostenibile favorendo l’incontro tra finanziamenti, tecnologia e business.
Il governo continua a premere sull’acceleratore e la sostenibilità è in cima all’agenda. Ma la transizione energetica deve essere finanziata. Ecco perché, in occasione della Abu Dhabi Sustainability Week che quest’anno si è svolta dal 12 al 19 gennaio, l’Abu Dhabi Global Markets ha firmato una dichiarazione con 25 firmatari, tra cui banche e istituzioni specializzate in investimenti sostenibili. Inoltre, gli Emirati stanno diventando un grande mercato dei green bond – le obbligazioni verdi che raccolgono risorse da investire esclusivamente in progetti sostenibili – anche grazie agli incentivi per gli investimenti verdi. Nel 2016, la Dubai Electricity and Water Authority ha creato il Dubai Green Fund da 100 miliardi di dirham (poco meno di 24 miliardi di euro) per finanziare progetti ambientali a tassi di interesse favorevoli. A marzo 2017 la First Abu Dhabi Bank ha emesso un green bond a cinque anni di 587 milioni di dollari – il primo della regione – e ha stanziato 10 miliardi di dollari per finanziare le imprese verdi nel corso di dieci anni. La società di energia pulita di Abu Dhabi, Masdar, ha sottoscritto in ottobre la prima green revolving credit facility del Medio Oriente con First Abu Dhabi Bank, Societe Generale Corporate & Investment Banking, Japanese multinational banking, Sumitomo Mitsui Banking Corporation, e UniCredit.

Anche globalmente, il mercato delle obbligazioni verdi è in crescita: secondo la Climate Bonds Initiative (CBI), l’organizzazione di riferimento per il settore, nel 2018 valeva 167,3 miliardi di dollari, rispetto ai 162 miliardi del 2017. Stati Uniti (20%), Cina (18%) e Francia (8%) attualmente valgono quasi il 50 per cento del mercato, che secondo le stime di CBI salirà fino a 250 miliardi nel 2019.
In base al primo Green Bond Report di First Abu Dhabi Bank (FAB) pubblicato nel giugno 2018, gli Emirati Arabi Uniti sono stati tra i dieci nuovi player entranti nel mercato delle obbligazioni verdi nel 2017, insieme a Argentina, Cile, Fiji, Lituania, Malesia, Nigeria, Singapore, Slovenia e Svizzera. E il potenziale è grande. Ad esempio ING, uno dei firmatari della Dichiarazione dei mercati globali di Abu Dhabi, intende raddoppiare il proprio portafoglio globale di attività sostenibili nel 2022. Il finanziamento sostenibile attualmente rappresenta circa il 15% dell’attuale portafoglio della banca, la quale prevede di aumentare in modo significativo i propri investimenti nel settore delle energie rinnovabili.
Altro istituto finanziario molto attivo nell’area per quanto riguarda la finanza green è Société Générale, che sta lavorando a numerosi accordi di finanziamento per le energie rinnovabili.

Gli Emirati Arabi Uniti sono quindi all’avanguardia nella finanza green e stanno procedendo in modo spedito con la transizione verso le energie rinnovabili; il potenziale in gioco è molto elevato, come si evince dal significativo aumento delle operazioni in tale settore negli ultimi anni e dalle previsioni di continua crescita anche negli anni a venire, con il coinvolgimento dei principali gruppi del settore e dei più importanti istituti di credito locali e internazionali.