Egitto, le agenzie di rating promuovono l’economia
29 aprile 2019

Le agenzie di rating e la Banca Mondiale promuovono l’economia dell’Egitto, che sembra avviarsi a non avere più bisogno del sostegno del Fondo monetario internazionale. Fitch ha migliorato il giudizio sul rischio di default (Idr) del Cairo a «B+» con prospettiva «stabile». In un rapporto pubblicato il 21 marzo, l’agenzia di rating ha affermato che il nuovo giudizio è il risultato di ulteriori progressi fatti nell’attuazione delle riforme economiche e fiscali, che stanno portando a una migliore stabilità macroeconomica e a finanze più solide.
Upgrade anche da parte di Moody’s, che lo stesso giorno ha migliorato il giudizio sul portafoglio del rischio di credito dell’Egitto, assegnando un rating di «B2» da «B3» con outlook positivo. Gli esperti dell’agenzia sostengono che «le riforme fiscali ed economiche in corso sosterranno un graduale ma costante miglioramento dei parametri fiscali dell’Egitto e aumenteranno la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) in termini reali».
Merito delle riforme economiche e fiscali che il governo sta per completare, come richiesto dal programma triennale a lungo termine del Fondo monetario internazionale. «L’Egitto – ha dichiarato il 21 aprile il governatore della Banca centrale egiziana, Tarek Amer – non ha bisogno di un secondo programma di prestito con il Fondo monetario». Il governatore ha tracciato un bilancio positivo degli indicatori finanziari del suo Paese, sottolineando in particolare che dal novembre del 2016, data di inizio del maxi-prestito da 12 miliardi di dollari erogato dall’Fmi, gli afflussi di valuta estera hanno raggiunto i 150 miliardi di dollari.
Secondo Fitch, è «probabile che le riforme continueranno a generare risultati economici migliori anche dopo l’accordo dell’Fmi. Il rapporto tra debito pubblico e Pil è in fase discendente, sostenuto da miglioramenti strutturali del bilancio e dall’emergere di avanzi primari», analizza l’agenzia di rating. Il rapporto debito pubblico-Pil scenderà all’83 per cento nell’anno fiscale 2020, dopo il picco del 103 per cento nell’anno fiscale 2017. La stabilità macroeconomica in Egitto, «è migliorata, con una crescita e una disinflazione più forti». L’inflazione media dei prezzi al consumo è scesa al 14,4 per cento su base annua nel 2018 da quasi il 30 per cento per cento nel 2017, dopo il forte deprezzamento della sterlina egiziana nel novembre 2016. Prevediamo un’inflazione media del 12 per cento e del 10 per cento rispettivamente nel 2019 e 2020», conclude Fitch. Il Cairo punta, però, a un’inflazione a singola cifra ancora più bassa. Il target della Banca centrale è sceso dal 13 per cento nel quarto trimestre del 2018 al 9 per cento per l’ultimo trimestre del 2020.
Per quanto riguarda il 2020, secondo Fitch «il bilancio proposto mira nuovamente a un avanzo primario del 2 per cento del Pil e ad un deficit di bilancio del 7,3 per cento del Pil. Il consolidamento proviene principalmente da minori pagamenti degli interessi grazie alla tendenza alla disinflazione, a tassi di interesse e a debiti più bassi, così come all’ulteriore round di riforme sui sussidi, inclusa l’introduzione di un meccanismo automatico di aggiustamento delle tariffe dei carburanti».
Secondo Fitch, il governo ha assunto un impegno politico per un ulteriore consolidamento fiscale e i miglioramenti strutturali nel bilancio potrebbero proseguire anche in futuro. «Nell’esercizio 2020 prevediamo salari e risarcimenti inferiori al 5 per cento del Pil, in calo rispetto alla media dell’8 per cento degli anni fiscali 2015 e 2016». Il risultato è frutto anche della legge sulla pubblica amministrazione, la quale prevede che «le sovvenzioni e la spesa sociale scendano al 5,3 per cento nell’anno 2020, dall’8 per cento dell’anno fiscale 2017, dopo diversi cicli di aumenti tariffari tra utility e altri prezzi regolamentati». Fitch stima che le sovvenzioni e la spesa per le prestazioni sociali diminuiranno dell’1,1 per cento del Pil nel 2019. «La spesa per gli interessi ha continuato a limitare il consolidamento, ma in linea con gli importi previsti: nel complesso, le entrate sono cresciute del 28 per cento su base annua e le spese del 17 per cento su base annua».
Tutto questo in un contesto di solida crescita economica. La Banca Mondiale si aspetta che il Pil cresca del 5,5% nel 2019, segnando il secondo tasso più alto di crescita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa dopo Djibouti, grazie ai consumi privati, a una ripresa nel settore turistico e all’operatività dei giacimenti di gas scoperti di recente. In un rapporto sulle prospettive economiche per la regione Mena, la World Bank ha previsto che il tasso di crescita dell’Egitto arrivi al 5,8% nel 2020.