Aramco va in Borsa, in Arabia Saudita la quotazione del secolo
14 novembre 2019

Sta per diventare realtà lo sbarco in Borsa del secolo. Il governo dell’Arabia Saudita ha ufficializzato la quotazione sul mercato di Aramco, il più grande produttore mondiale di petrolio. Il debutto è previsto sul listino di Riad (“Tadawul”) l’11 dicembre.
Il 17 novembre è partita l’offerta di azioni con la Initial public offering (Ipo). Gli investitori avranno tempo fino al 4 dicembre per presentare le loro proposte per partecipare a quella che è considerata la più grande Ipo del mondo.
Saudi Aramco è considerata l’azienda più redditizia al mondo – l’anno scorso ha generato un profitto di 111 miliardi di dollari – ed è la più grande società al mondo non quotata in Borsa. Se dall’offerta pubblica riuscirà a raccogliere più di 25 miliardi di dollari, supererebbe il record stabilito dalla quotazione di Alibaba nel 2014. La compagnia fu creata nel 1933 grazie a un accordo raggiunto tra il governo saudita e la compagnia americana Standard Oil. Tra il 1973 e il 1980, l’Arabia Saudita acquistò l’intera compagnia. Oggi Aramco è la seconda compagnia al mondo per riserve di petrolio, dopo la compagnia statale venezuelana Pdvsa e la seconda per produzione giornaliera di greggio dopo la russa Rosneft. L’Arabia Saudita è il secondo Paese al mondo per riserve di petrolio, dopo il Venezuela, e secondo anche nella produzione di greggio, dopo la Russia e subito prima degli Stati Uniti.
In base al prospetto informativo, Aramco riserverà parte delle sue azioni agli investitori istituzionali, comprese le società straniere, e al retail. L’Ipo è aperta a «qualsiasi persona fisica non saudita residente nel Regno e qualsiasi cittadino dei Paesi del Golfo che disponga di un conto bancario presso una delle entità riceventi». Ai singoli investitori andrà un massimo dello 0,5% del capitale sociale, mentre la percentuale riservata agli investitori più grandi sarà determinata in un secondo momento. Riad punta in particolare sui fondi sovrani e ai capitali privati russi e cinesi. Il prospetto non indica quante azioni saranno vendute né la fascia di prezzo. L’indicazione del prezzo di collocamento è prevista il 5 dicembre, lo stesso giorno in cui è programmato il vertice dell’Opec a Vienna. Un appuntamento che a questo punto diventa doppiamente importante.
La produzione di petrolio a basso costo di Aramco e le sue enormi riserve hanno contribuito a trasformare il regno saudita in una delle 20 maggiori economie mondiali. Con la privatizzazione del più grande gruppo statale Riad intende ricavare un miliardo di dollari. L’Ipo segna uno dei principali punti di svolta dell’economia saudita dagli Anni 70 ad oggi. Aramco, che oggi incide sul 10% della produzione petrolifera globale, è la spina dorsale della stabilità socio-economica del Paese. L’ipotesi di un debutto borsistico era emersa per la prima volta nel 2016, salvo essere rinviato in diverse occasioni a causa dei dubbi degli investitori sulla valutazione di 2mila miliardi di dollari fatta del governo saudita e anche a causa del ribasso del prezzo del greggio. Con lo sbarco in Borsa si conoscerà il valore di mercato della compagnia, che gli analisti prevedono essere compreso tra i 1.500 e i 1.700 miliardi di dollari.
Mohammed bin Salman ha fatto dell’Ipo uno dei punti di forza della sua «Vision 2030», il programma saudita che guarda a un orizzonte oltre il greggio. Il piano del regno di vendere parte della compagnia fa parte di una più ampia strategia economica volta a diversificare e aumentare i flussi di entrate per il Paese ora molto dipendente dal petrolio, in un periodo storico in qui le quotazioni del prezzo sono basse. Il principe ereditario ha dichiarato che la quotazione di Aramco è un modo di raccogliere capitali per il fondo sovrano del Paese, che poi utilizzerà tali entrate per sviluppare nuove città e progetti in tutta l’Arabia Saudita.