Giulio: il cuore oltre la corsa
13 Dicembre 2021

Giulio Mazzotti è Managing Associate della practice di diritto tributario di BonelliErede

Da dove inizia il tuo percorso e cosa ti ha portato da uno studio boutique a una realtà multi-practice?

Sono di Firenze (“classe ’81”) e mi sono laureato in Economia all’Università della mia città. Fin dalla stesura della tesi volevo occuparmi di consulenza tributaria a livello internazionale e questo mi ha portato a Roma in una primaria boutique di stampo accademico, in cui sono rimasto per oltre cinque anni. Nello stesso periodo ho svolto un corso di specializzazione in international taxation all’Università di Leiden, in Olanda, e il dottorato di ricerca in Corporate Tax Law all’Università LUISS di Roma.

Coniugare l’impegno professionale con lo studio accademico è faticoso, ma anche formativo e di particolare soddisfazione: tuttora sono impegnato come docente o relatore in corsi universitari e seminari e sono convinto che sia sempre un’attività di grande supporto nella crescita personale oltre che tecnica.

All’inizio del 2011 sono entrato in BonelliErede come Junior Associate. Nel mio percorso ha significato seguire una mia propensione e ambizione naturale: volevo confrontarmi con una realtà professionale dinamica e all’avanguardia, che mi permettesse di crescere ulteriormente e che avesse una forte dimensione internazionale. Oggi mi occupo soprattutto di fiscalità d’impresa nazionale e internazionale e di aspetti tributari dell’M&A e del private equity; ho maturato un’esperienza specifica nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, anche attraverso i Focus Team di cui faccio parte. 

Qual è stata la tua esperienza più significativa in BonelliErede? 

Potrei rispondere con una delle tante operazioni internazionali in cui sono stato coinvolto! Tuttavia, un’esperienza davvero preziosa, anche “di vita”, è stata, nel 2014, lavorare come visiting presso lo Studio JunHe – prestigiosa law firm della Repubblica Popolare Cinese – nella sede di Shangai, a stretto contatto con personalità di spicco del settore tributario e finanziario cinese. Sono stato il primo professionista nella storia di BonelliErede a svolgere un secondment a Shanghai!

L’esperienza in Cina è stata un grande arricchimento umano e professionale, che mi ha permesso di vivere una cultura e una mentalità affascinanti, sia nel business sia nel modus vivendi.

In Cina la sfera culturale e sociale si intreccia molto con quella professionale, con certe peculiarità rispetto al mondo occidentale che si riflettono anche nel lavoro e negli affari. Aver vissuto e lavorato a diretto contatto coi colleghi cinesi e operatori asiatici più in generale è un bagaglio che mi aiuta molto nella gestione dei rapporti con clienti e player internazionali.

Quali sono i valori della nostra law firm nei quali ti riconosci? 

I valori che mi stanno più a cuore sono l’impegno continuo unito alla convinzione di poter raggiungere risultati come squadra: sentirsi coinvolti e protagonisti nel ricercare sempre l’eccellenza in ciò che si fa, anche attraverso il confronto costante con colleghi di altri team e practice, così che ciascuno abbia la possibilità di acquisire competenze trasversali oltre alla propria area di specializzazione.

E poi, in generale, BonelliErede ha sempre avuto una particolare attenzione alle tematiche sociali sia verso l’esterno sia nella propria organizzazione interna: il confronto costante, il dialogo a ogni livello, la costanza nel far sì che ogni professionista si trovi nelle migliori condizioni possibili. Il progetto livebetter ne è un esempio concreto.

Certo, si “corre” eccome. Ma si corre “insieme”.

Il “gioco di squadra” – cardine tra i principi di BonelliErede – ha sempre fatto parte della mia mentalità, che ho formato fin da ragazzo anche attraverso lo sport. Oggi mi cimento soprattutto nel ciclismo e nella corsa, anche insieme a diversi colleghi (l’annuale appuntamento alla ciclostorica “Eroica” tra le colline del Chianti è ormai un “must” per il BonelliErede Cycling Team!). Da ultimo (complici anche le restrizioni dovute alle pandemia) mi sono appassionato al trail, una corsa in montagna o in altri ambienti “wild”, che ti mette alla prova non solo con gli altri – in un sano spirito competitivo – ma soprattutto con te stesso, attraverso il contatto con la natura selvaggia e in scenari spettacolari.

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