Addis Abeba-Gibuti, il nuovo treno dell’Etiopia per il mare
14 novembre 2017

I primi collegamenti commerciali sono previsti entro la fine di novembre. I test iniziati nel mese di maggio dalla Ethiopia Railways Corporation hanno dato esito positivo. Così, dopo sei anni di costruzione, potrà finalmente entrare in funzione a pieno regime la Gibuti-Addis Abeba, la prima linea ferroviaria elettrificata transnazionale dell’Africa. La linea passa lungo la vecchia ferrovia a scartamento ridotto costruita dai francesi nel 1917 ormai in disuso e sostituisce la vecchia linea diesel, dando una scossa di modernizzazione al sistema dei trasporti dell’Etiopia, che ha in programma di dotarsi di altri 5 mila chilometri di nuove linee ferroviarie entro il 2020.

La tratta elettrificata ha due binari che consentono di dimezzare i tempi e quindi di percorrere in 10-12 ore i 750 chilometri che separano l’Etiopia al piccolo Paese che si affaccia sullo stretto di Bab-el-Mandeb che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi, allargando lo sguardo, il Mar Mediterraneo con l’Oceano Indiano. Una posizione strategica, visto che si tratta di una delle vie d’acqua più importanti del mondo: da qui transita 40 per cento del traffico marittimo mondiale  e la metà dell’import cinese di petrolio.

La linea ferroviaria raggiunge il porto di Doraleh e permette all’Etiopia di essere collegata a uno sbocco sul mare e di avere accesso ai traffici commerciali che transitano dallo stretto tra il Corno d’Africa e lo Yemen. A regime, lungo le sedici stazioni servite – tra cui quella intermedia di Dire Daua e la grande stazione di Nagad, alla periferia di Gibuti, con annesso lo scalo merci – potranno viaggiare 5.600 persone e 3.500 tonnellate di merci al giorno.

La costruzione ha richiesto quattro miliardi di dollari di investimenti, che per il 70 per cento sono stati forniti dalla China Exim Bank mentre il restante 30 per cento è stato finanziato dal governo etiope. L’infrastruttura è di ingegneria interamente cinese. Dalla Cina sono arrivati centinaia di ingegneri, cinesi sono le tecnologie e i materiali. E anche la gestione per i primi anni sarà di Pechino, mentre gli impiegati locali subentreranno successivamente dopo aver ricevuto una formazione adeguata. Il progetto mira soprattutto a favorire la nascita di nuove industrie manifatturiere e a  migliorare i trasporti tra i due vicini dell’Africa orientale e – secondo le autorità dei due Paesi – la linea è destinata a cambiare il panorama economico e sociale.

Anche il New York Times ha raccontato la storia del nuovo treno del Gibuti, descrivendolo come una delle tante infrastrutture che la Cina ha finanziato e costruito nel continente africano. Nella sola piccola Repubblica che si affaccia sull’estremità meridionale del Mar Rosso (e preclude lo sbocco al mare all’Etiopia), Pechino ha promesso 14 miliardi di dollari di finanziamenti per costruire tre porti, due aeroporti, un sistema di condutture per portare l’acqua dall’Etiopia e una centrale energetica a carbone. Ma non solo. È di matrice tutta cinese anche la seconda ferrovia recentemente costruita nell’Africa orientale, quella del Kenya. Qui una linea a diesel collega la capitale Nairobi alla città portuale di Mombasa per una distanza di circa 500 chilometri.